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martedì 9 aprile 2013

Ultimo atto (le ballerine di Degas)




Un gioco amoroso,
duelli e balli di corte
nel temporale senso
di malinconia introspettiva
nelle luci della ribalta
e di ballerine sciolte
nella danza più viva.
Non sentono applausi
ma la musica dentro
come il rododentro che non sente l'inverno
ma il primo caldo di aprile
e fende l'aria 
nell'incanto di scenografia
di colori e punte
curva di poesia e luogo d'incontro
che graffia la scena.
Ideale specchio
che riflette un certo barocco...
un richiamo al passato
in cui l'inchino finale
è lasciar la sensazione di aver dato qualcosa...
l'ultimo atto non è un estraneo,
ma un chiavistello che apre la porta
dove entra la luce
per far festa col pubblico in sala.
E' l'esplosione di scena corale
che scorre con la danza d'autore
verso l'incontro con la passione
che vede ballare anche i colori.

Andrea Iaia

lunedì 8 aprile 2013

Il tuo diverso

Falls Embrace painting by Laurie Blank 


Vieni dentro l'oblio dell'essere fuoco
in questo sogno vagante...
tu che sciogli l'inverno
e ne fai foglia cadente.
Sfogo embrionale del modo di essere...
passaggio del mite maestro
che insegna l'inconscio
in un altro percorso...
dove ognuno è diviso e cerca nel sesso
la parte più vera del suo cadere
dentro un abisso,
e può essere di sani principi
o facciata di sana morale,
ma segue sempre una voce che dice
se lo vuoi, non puoi farti del male.
Vieni dentro te stesso,
la voglia di crescere è ora
nel mistico incontro con il tuo diverso...
la parte di te, in immancabile appuntamento
di cui non puoi farne senza.
Ti porterò nel disegno carnale
di formare immagini e sfoghi innaturali...
parti di pelle e buchi in cui sfogare
tempesta di ormoni.
Ognuno cerca nell'altro se stesso
la sua parte nascosta
e può essere madre, persona più colta...
un prete o dottore...
un mite operaio o pescatore
al di sopra di ogni sospetto.
Ma sono io che decido per chi non sa
che fuori dal suo povero io
sempre l'aspetto.

Andrea Iaia


I sogni di Elise

windypoplarsroom:  Stefano Morri

Elise, sognava una grande compagna,
qualcuno che in fondo non fosse sua madre
ma un'amica nel circo terreno
puledra di tenerezza,
disegno più femminile.
E scrutava le nuvole, quelle più alte,
metamorfosi di certa pioggia,
un colore più caldo di un tramonto che assaggia
un domani più grande...
come se un illusionista le comparisse davanti
mutando la scena in una grande bugia.
Elise sognava un cane che corre
ma non sulla terra
formando con tenere mani
forme concrete che non fosse nell'anima  
la solita guerra, quella dei suoi genitori
ogni giorno alla tavola,
luogo di incontro e di armonia,
punto più dolce di certa poesia.
E di colpo...

paolettac:  By Paul Kelley

mutò in una gran donna
svegliandosi dopo vent'anni...
un fiore più nuovo, incolta dal mago
che l'aveva creata...
e si perse nell'essere madre,
amica fedele di una bimba malata
che chiedeva solo di fare disegni
con le nuvole del grande cielo.
E capì che sognare può essere utile
se dentro non c'è quella fretta di crescere,
se non vivi il presente,
se cadi e non ti fai male...
e se i sogni si infrangono alla sua mareggiata.
Elise aveva sprecato il suo tempo
ad odiare la parte di se cui non credeva...
e non vedeva i sorrisi, la parte più grassa
e le scuse che fanno parte del conto
che l'avevano giusto abbagliata.
E sognò di tornare bambina
per correre dai suoi genitori col cuore in gola
e abbracciarli per quella vita,
passaggio dell'intimo a non essere soli
nel disegno di ognuno.
Si addormentò di nuovo,
sperando di tornare nel solito luogo
epilogo di una via della vita
che cerca le sue emozioni
nell'inconscio più strano.

Andrea Iaia

I tulipani d'oriente

worldunclouded:  Tulips by Vanda


Amanti ideali 
i tulipani hanno messaggi e sorrisi
e un rifugio dove portare
la sposa della natura.
E un bisbiglio segreto,
un passo deciso
per festeggiare la luce...
erotico sogno di donna
nel sentiero dove conduce
l'orgasmo degli occhi.
Il rosso le fu donato per un'antica leggenda...
cuore impavido di un  triangolo osceno
 tra il sovrano, sua moglie, regina cristiana
 e un capomastro
ucciso dal nuovo califfo. 
 Ogni goccia di sangue che cadde per terra 
vide nascerne uno dello stesso colore..
il sangue dei martiri fu detto...
 ma anche quello di un lungo sospiro
prima di avere la testa recisa.
E furono i bianchi a chieder perdono,
l'innocenza di un frutto, primizia del cielo...
lo scostare di un velo ad un suono più muto
che torna a farsi sentire dopo un lungo disgelo.
I gialli invece, un sorriso celato,
quelli che un tempo erano amori infelici,
ora il sole sugli occhi...
l'augurio a un compleanno
o l'annuncio di liete notizie...
insieme al rialzarsi dopo cadute.
E comunque, sono colori,
matite, pastelli o pennelli
per le mille e una notte
o le voglie più sciocche
di una donna celata dal burqua
che non ha nessuna colpa
di nascere dove si cela il mistero...
che è anche per questo
che il tulipano nero
indossa il vestito del lutto.
I tulipani d'oriente hanno sogni interrotti,
rossori impediti e pioggia dagli occhi...
 e raccontano storie
per calmare il pianto di un bimbo
o per accendere un fuoco
per dare bagliori alla sua mezza luna...
e tu, non dirlo a nessuno che quei tulipani
di notte, vanno a piangere insieme.
Anche loro hanno sogni,
un filo infilato alla cruna di un ago
per cucire un vestito
ad un alba dorata.

Andrea Iaia 

Dimentica...

elinka:  Red Chiffon by Kelli Lauck


Siamo davanti agli atti compiuti 
bastardi forse, 
e dimenticati dal senso di quelle parole
che alitano venti di guerra.
Nudi alla oscena presenza
di un viaggio all'incontrario
dove invece di andare,
precipitiamo verso il baratro
della coscienza.
E non abbiamo le ali per risalire
in quella presenza che ci ha visti crescere...
non è mai abbastanza
quello che abbiamo 
senza leggere le sue scadenze.
Dimentica quello che hai visto passare,
l'inverno ingoia pillole amare
quando fuori hai un solo colore
e qualsiasi fiore si scioglie nell'anima.
Dimentica le cose passate,
le parole dette
e presenze indesiderate
in quegli atti di scena
dove la prosa viene inventata
e gli attori migliori poi se ne vanno.
Perché la guerra è dentro di noi
nell'umana follia di un posto più sopra
di questo cielo...
dove si cade inevitabilmente
dal ritorno del grande disgelo.
Ci si fa male
e si può morire in quel grande nero...
in quello specchio dove il tuo dentro
vuole sparire...
o quando non hai più le parole
e ti consideri come uno zero.
Dimentica i fiori caduti,
ne nasceranno altri su vestiti imbastiti
per il grande ritorno da dove siamo partiti.

Andrea Iaia

sabato 6 aprile 2013

Che me ne faccio di un cuore in un quaderno...



Che me ne faccio di un cuore in un quaderno
e chiuso in un cassetto
se non può volare oltre quei confini
in cui ha visto crescere
drammatica follia
di unirsi all'altro
nella tela di una chiara 
solitudine poesia.
Di te ho preso tutto,
e quello che mi resta...
solo ipocrisia fatta di ricordi
e di un ingenuo mio tormento
di non avere altro
dove affogare gli occhi
nel vederti così bella e così mia...
in quei momenti dove non ti trovo
e sei sempre quasi assente.
Sembra averlo in una gabbia
dove c'è solo il suo soffrire
per non volare in alto,
così tanto da bruciare le sue ali al sole
e gridare forte
che si può morire in un altro modo,
non per forza solo di parole.
C'è chi non riesce mai a capire
che il cuore in quaderno
rimane solo in stropicciati fogli
dove le lacrime hanno intinto
l'accontentarsi di quel niente 
o solo delle briciole
di quello che tu poi chiami amore.

Andrea Iaia

mercoledì 3 aprile 2013

Disegnami l'amore

 


Disegnami l'amore, 
tu che puoi sopra un foglio.
Quell'amore che germoglia
nell'attimo di un bacio
o all'alba di una carezza
nell'incrocio delicato dei tuoi occhi...
e non farmi mai più del male.
Sei ancora in tempo
ad uscire dal tuo mondo così irreale...
e i sogni non si accendono
se prima non ti addormenti.
L'ideale sarebbe ricominciare
a credere di essere migliore.
Disegnami l'amore.
Magari basta un battito di ciglia,
un sorriso un po' rubato,
il sentire il mare da una conchiglia
o un tramonto stropicciato
nell'incrocio di uno sguardo.
Ma non essere come un ladro
che ruba il cuore anche se è ferito
in eterno disaccordo
con l'anima che dubita 
anche di un solo gemito.
Perché il pianto nasce dai colori ormai sbiaditi,
da un fermo immagine di un passato
mai riconciliato col presente...
e da quelle mani giunte 
che chiedono perdono.
Non farmi più del male
dicendomi di essere nessuno...
perché ti vivo adesso,
in questo chiaroscuro  di quel che sei
e che in fondo mi appartiene.

Andrea Iaia

giovedì 28 marzo 2013

La luce



La luna s'è accesa per l'Uomo innalzato.
E la sera, 
sembra percepire il dolore
mentre gli occhi abbassati del vento 
scuote le poche coscienze
rimaste sul monte
dove qualcuno se n'è pure andato.
C'è l'uomo, l'altro, 
affamato di un dio 
che doveva venire di notte 
e in segreto poi come un ladro
a bussare alla porta...
e invece è venuto uno
che l'ha chiamato per nome
e gli ha fatto vedere come si ama
sino alla morte...
e c'è l'amico, chi l'ha tradito
pescatore di sogni confusi,
e figlio di una illogica presenza
che si è smarrito quando gli ha detto
sarai pescatore di buone speranze.
L'ha seguito dicendo
io non conosco quell'uomo...
e ha pianto quando lui stesso
gli ha conficcato le spine...
ma il grido sublime di uno strano viandante
che giura d'aver visto 
pietre macchiate di sangue
diventar melograno,
e che da quella corona
lo stesso, è mutato in buon vino...
ha commosso le donne
che hanno un lenzuolo di lino
per la sua sepoltura...
oli ed essenze  
per abbracciare il passaggio...
mentre il vento accarezza il coraggio
e di colpo...
non c'è nessuno su quella croce.
C'è chi sussurra or sottovoce
che uno dei tre è stato rapito
e non ha ancora capito
che il tempo ha acceso la sua vera luce.

Andrea Iaia

venerdì 22 marzo 2013

Quando Luca sparì



Un passero girò sulla sua testa
e planò a quei delicati piedi
saltellando di tanto in tanto
per beccare qualche cosa...
e magari un po' di pane 
dalle briciole 
di cui Luca aveva in mano.
Al sorriso ingenuo dei bambini
gli animali non hanno mai paura,
e complice quel tepore
di un pomeriggio,
Luca seguì quel passero 
nella danza solitaria del coraggio...
mentre le ombre gli sembravano delle mani
che lo prendevano, 
complice le spighe di quel biondo grano
nella solitaria strada di un percorso
dove il suo sorriso
era dentro quel vestito
di un disperso.
Lo cercarono dappertutto
e di lui pensarono cose brutte,
persino una caduta accidentale
dentro un precipizio
che non lasciava spazio
ad altre suggestive motivazioni.
L'avrà preso un pervertito...
Dio mio, fa che si è salvato
ad un incontro radicale di una belva con la fame...
Luca non può essere sparito,
sarà in quel finale di una storia
dove lo vedi poi tornare...
e invece Luca fu inghiottito
dal freddo della notte
in cui ci fu un temporale...
e dissero che era nato senza la parola,
mentre aveva invece addosso,
i segni di un maiale
ed aveva anche gridato a squarciagola.

Andrea Iaia

domenica 17 marzo 2013

Mani che impastano



Mani che impastano,
creano e danno il sorriso
al rituale di un pezzo di Paradiso
negli occhi che seguono
il mutare del grano nell'acqua
diventare cibo.
Il calore di donna,
lievito aggiunto
a far crescere amore
e dispensarlo a chi ne ha fame...
sapienza infinita
e necessario legame 
che viene dall'alto.
E non importa se ne verrà pane,
focaccia da mille varianti e colori,
magia che prende la gola...
ma è pur sempre poesia che evapora
come carezza sul viso
per fermare il tempo.
Ci sono i sogni
mentre una donna lavora e dentro serba
come un segreto da non far trasparire
dove ognuno è dentro quel piccolo mondo
nella speranza di avere un pezzo
di quel delicato verbo.
E gli occhi fanciulli stanno in silenzio.
Sanno che quell'equinozio
avrà un sapore squisito
come l'estate che torna
dopo un viaggio compiuto.

Andrea Iaia