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lunedì 6 maggio 2013

Io mi ricordo...




Io mi ricordo dai vetri sporchi di pioggia
che il tempo nascondeva bugie
e istinti selvaggi
in quella voglia di essere oltre
con la valigia dei sentimenti.
E mi ricordo le strade bagnate,
la vita che non voleva essere cambiata
e mi dicevano che il mese poi non aspetta
e che quello che hai
finiscono sempre a pagar le bollette.
E mi ricordo davanti ad una fetta di pane 
a zucchero e vino
i sogni che avevo e che spesso li richiudevo
in un posto segreto.
Aerei di carta che facevo volare
per raggiungere il sole e viaggiare
dentro destini migliori...
e l'acqua che spesso mancava dal rubinetto...
a tavola un solo ed unico pasto.
 Mi ricordo mio padre in bicicletta
e quella volta che una bronchite
lo costrinse a stare dentro ad un letto
e mia madre sfidò quella pioggia
per convincere uno cui tutti
baciavan le mani
a rinnovarle una cambiale.
E di colpo tornò il sorriso
e la pioggia cessò di graffiare i vetri
anche se quell'uomo veniva spesso
a bere un bicchiere di vino
e vedevo mio padre
che lo lodava come un sant'uomo.
Io mi ricordo che dai vetri sporchi di pioggia
vedevo solo un gran farabutto andare via
e volevo essere grande,
magari per prenderlo a schiaffi
e a farmi sparare dentro la testa.

Andrea Iaia

sabato 20 aprile 2013

Matteo e il cucciolo di cane




Il cuore di un bambino
non teme la paura
e come un angelo che s'inchina
all'avventura
raccoglie disperate voci...
frammenti di quella luce
che un grande non può mai vedere.
Cornice di soave tenerezza
quella di Matteo e il suo cane
in tutta sua bellezza
che non ci ha pensato tanto
dal salvarlo da quel fango
in cui il cucciolo era caduto.
Forse un grande avrebbe fatto anche meglio.
Hanno sempre riserve di pensiero nella testa...
ma avrebbero valutato
i rischi e quei pericoli
dove gli attimi si perdono nelle scelte
e decidono soluzioni.
Un bimbo invece non si arrende,
piange, ma comunque agisce per istinto
come il cucciolo, fedele per natura
anche se il suo padrone può essere un vile.
E come un pugno nello stomaco
Matteo ha contato con le dita
quante cose avrebbe fatto senza il cane,
e con ingenuità condita
di sorpresa e ingenuità smarrita
ha sporcato il suo essere
nel letame dell'ambiguità dei grandi
per dipingere un sorriso
in quegli occhi impauriti
che cercavano disperatamente aiuto
in quella testolina dai capelli biondi.

Andrea Iaia

venerdì 19 aprile 2013

Dicono...


Dicono che a mezzanotte in punto
una donna aspetta un treno
per andare al sud,
dove nasce quel confine
in cui il mare è un meridiano
che taglia giusto il tempo.
E dicono che forse non esiste
o che è una leggenda metropolitana.
Oppure una signora fuori dal suo mondo
e che a mezzanotte
ha sempre un dolce appuntamento
con il suo presunto amante.
Dicono che la luna taglia la penombra
per illuminarle il viso
e che la donna è a spalle nude
perché ha vergogna di mostrarsi.
E che se ti vede, t'invita certamente,
e se ti chiama
devi fare finta di non vederla:
è in cerca d'anime 
da portare all'inferno,
e può finire la tua corsa in quel notturno.

Ma io l'ho vista e ci ho parlato,
è solo una che infine aspetta
un viaggio che non può fare...
e di solito ritorna da una festa,
un compleanno sotto chiare stelle
da un ospedale che non ricorda.
E faccio sempre molto tardi, poi mi ha detto...
e aspetto il treno che mi porti via
da quei bugiardi...
ed anche un po' bastardi che abusano di me
e ridono alle spalle.
L'ho accompagnata al ballo della notte
con la voglia di farla divertire...
un modo per guarir la solitudine
dal suo viaggio verso il buio.
E l'ho portata al mare a percepire la salsedine...
la brezza mattutina per vedere in lei
quel sorriso di bambina...
e al sorgere del sole,
ha aperto la valigia di cartone
e ha tirato fuori un bacio e una visione...
fotografie di mia madre,
l'apparizione di un bene più profondo
che mi lega ad essere un poco vagabondo
di storie quasi assurde.
Dicono che m'invento tutto,
e che sono forse matto
ma la poesia è l'unica che parte
dalla mia anima che aspetta
quel treno a mezzanotte.

Andrea Iaia
 

mercoledì 17 aprile 2013

Lei non è...


Lei non è una di quelle
che la sera danno appuntamenti
o recita la parte della silenziosa amante,
ma una donna fuori dal suo tempo,
quella che non accetta compromessi
o lacrime nascoste di compassioni facili
e adatte ad ogni pelle.
Lei non è la segretaria
da compiacere al suo capo
sol perché lavora nel suo ufficio
e può essere licenziata.
E non è nemmeno un'arenata 
sulla spiaggia dagli albori 
di una piacevole scopata con qualcuno,
ma una donna fuori dal suo tempo,
quella che non ha paura
di cercare alternative ad un inciampo
e di sorridere ad intermittenze.
Come un passero sperduto
è solo un angelo di madre 
che deve mantenere un figlio
attraverso il grande vuoto di una malattia,
sospesa in quel nulla
dove nessuno chiede come stai.
Sola e innaturale in un pietoso quadro
dove nessuno ha messo la cornice:
una ragazza madre esplosa come un fiore di betulla
e che una forbice ha reciso la radice.
E non è nemmeno una modella 
per quelle passerelle
che dilatano pupille d'imbecilli...
non è nel giro di quelle istituzioni assenti
o un giocattolo di politici corrotti e delinquenti
che cambiano persino il nome
per una incandidabile elezione.
Lei non ha una pensione
e nè un lavoro da ostentare ad un coglione
che non si chiede
perché una donna finisce sulla strada.
E' solo interessata a vendere quel piacere,
un modo per un altro
per affogare tutto in un bicchiere
e dire a suo figlio,
 anche questa volta, noi ce l'abbiamo fatta.

Andrea Iaia

Scusami



Scusami,
ci sono giorni in cui non ho voglia 
più di ridere
e il grande nero è come
uno schermo
dove il film che sto vivendo
ha il sonoro con parole che si sconnettono
dalle labbra.
Scusami se ti ho fatta piangere
ed ora sei sospesa dentro l'ombra,
ma le mie ali non hanno quella forza di volare,
e sarà perché son stanco
di sognare ancora
o perché i sogni a volte, 
sono attraversati da un temporale...
ma io sto male,
e non voglio trascinarti 
dove non vedo più i colori.

Scusami se questo viaggio si è interrotto,
se nello specchio c'è uno che non accetto
che mi toglie anche il respiro...
un altro me che se ne va in giro
al posto mio
che fa piangere e trascina gli altri in un abisso.
Scusami, se ti ho lasciata alla finestra
e di tornare ora io non posso:
quell'uomo, ha detto di chiamarsi inverno
e vuol dormire nel suo male.
E io non vedo il cielo e non ho colpa 
se il suo inverno è dentro un grande nero
con un fuoco ibrido senza le sue fiamme.
Scusami se ora sono un'aquila che non vola,
ma aspetto il vento che mi porta via
o apra la sua botola
per scendere fin dove nasce la malinconia 
a fare luce all'anima
che brancola nel buio.
Voglio accendere il grande schermo
e svegliarla dal torpore dell'inverno.

Andrea Iaia




martedì 16 aprile 2013

Come uscita dalle pagine del suo romanzo




Come uscita dalle pagine del suo romanzo
svegliò il suo scrittore
per la voglia di essere nella sua dimensione.
E forse, come leggera e interior perversione
lui sentì il profumo di dolce ciliegio
che svegliavano i sensi
dal letargo invernale...
la carezza di mano su pelle
e il lieve alito della sua gonna
al contatto dell'aria.
Annusò la fragranza 
e si lasciò imprimere in quella onniscienza
di un magico evento.
Come uscita dalle pagine del suo romanzo
voleva cambiare la trama.
Un lieto fine per sfamare la voglia
di essere sua
e non un personaggio qualunque.
Il solito intreccio in cui lei
s'innammora di lui n acque indiscrete,
come se a scriverlo non è la mano
del suo poeta
ma la dolce e fragile luce di luna
che alza maree.
E sussurrò di uccidere la sua coscienza,
la dannata apparenza di farla sentire rinchiusa
e di amarla in nuova storia.
E come uscita dalle pagine del suo romanzo
rimase immortale, bella e lucente
per sempre.

Andrea Iaia

Lei ballava il flamenco




Lei ballava il flamenco.
Gitano connubio di musica e terra...
sinuoso corpo che vibra nell'aria
a scandire il tempo a frammentare la storia.
Lei ballava il flamenco,
amor non corrisposto, 
tenera parte di famiglia spezzata,
 reclusa di giorno e prigioniera di notte.
Libertà dell'essere fuori
e dominare il tempo...
la rabbia implosa
del pianto di un tronco.
Ballava il flamenco e perseguiva un sogno
nella cadenza del ritmo,
agitando le braccia a ventaglio
per l'abbraccio di mistica danza 
scandita da nàcchere
e bianca coscienza lavata da colpa.
E in quel sogno dimenticava la cella,
i passi violenti di notte
che vibravano dentro il silenzio 
e il ricordo sbarrato di occhi
distesi per terra.
Lei ballava il flamenco
per dimenticar l'arroganza  
 di chi le chiedeva sesso e dei soldi
e quel coltello intriso di sangue
nelle sue mani, girato nel ventre
dopo l'ennesima e brutale violenza.

Andrea Iaia

La bambina e il suo cane





Yep !!   I saw it too…

Oltre la luce
l'attesa di un certo compiuto.
La bambina e il suo cane
vivono il silente passaggio
dello sciogliersi d'intricate paure
in quelle sfumature impreviste
che smarriscono strade.
Una piccola palla, la fragilità di un gioco,
ha come una pioggia improvvisa
che bagna la strada
spegnendo il sorriso di un piccolo nomade.
Sua madre tendeva la mano
ad un incrocio
per quegli spiccioli strani
che i grandi danno valore
e vivono di suoni, 
illusioni e rombi di vaghi motori.
E per tenerlo quieto,
gli ha messo in mano quel gioco
mentre era attaccato alla veste
da un lato del marciapiedi...
e come dentro un linguaggio di luce diverso
gli occhi sono sempre quelli che colgono aspetti
mentre assistono senza capire.
La bambina e il suo cane hanno visto l'assurdo
e entrambi si chiedono chi ha colorato 
di rosso la strada...
e dov'è quel bambino sul marciapiedi.
Ma carpiscono il grande dolore di madre
che è simile alla loro visione
di aver perso qualcosa...
e quello di un piccolo gruppo 
come un pubblico che assiste una scena
di un film forse già visto...
hanno il sentore che non si tratta di un gioco.
I battiti in quei piccoli corpi 
sono in sospeso in quella debole attesa
che oltre, in quella luce muta la scena 
e ricompone il gioco 
con piccolo, la palla e il sorriso
per sciolgiere il gelo,
e intanto, restano con lo sguardo proteso,
come a coglierne sfumature
restando sperduti in quell'incompreso.

Andrea Iaia

domenica 14 aprile 2013

Come una dea

gcesab:  Follow In search of beauty

Come una dea,
così bella e innaturale
in quel ritaglio d'incontro
tra il soave profumo dei sensi
in acque smosse del suo ondeggiare
e il brivido di carezze saline.
Sei comparsa nell'intimo
bisogno d'averti
o forse, nell'inconscio 
di quel continuo cercarti,
curva di ali piegate in basso
che s'innalzano ancora
a proseguire il volo con più energia.
Silente...
germoglio dell'acqua
nei riflessi accecanti di luci e bagliori,
odorosa di alghe marine
e di attimi che fanno sognare
hai modulato il sonoro risciacquo
del vestito su pelle
che ha colorato la voglia di sentirti più mia
in quelle trasparenze di lieve follia.
Come una dea
dentro una lieve emozione,
miraggio in chiara forma di adulazione
all'improvviso,
mentre dipingevo una scena nell'aria
sei comparsa in vento odoroso di agrumi,
e di foglie smussate in luce di luna
in quei brevi battiti dentro al mio petto.
E sei sparita così come eri venuta
lasciandomi sospeso nella mia voglia
nel chiaro silenzio del fresco mattino
dentro al mio letto.

Andrea Iaia

Il risveglio


C'è un punto d'incontro
dove l'aria calda sposa la brezza:
è il risveglio dentro una donna
nel chiaro mattino in cui l'anima cerca il suo senso
e si meraviglia dei giochi di luce
dove il riflesso luccica negli occhi.
 La spuma che lascia lo sfogo possente del mare
accarezza la pelle, anzichè la sabbia
per bagnarla di intense emozioni,
e ibrida è quella voglia di fare all'amore
con lo specchio della natura
dove l'aria possiede le chiavi dell'intimo  
tra gli odori dell'aspro salmastro
e il suono delicato di onde.
Con una mano scompiglia i capelli
ed offre il suo corpo in dolci anelli d'acqua
nel contrasto di foglie ondulate dal vento
e il sole che brilla più forte...
e con l'altra, sul ricamo intessuto dello sbatter di ciglia
 come un richiamo a dirgli...
sono nuda sotto... tutto puoi farmi.
Il risveglio è un incontro erotico con la natura 
che scatena sensazioni di libertà
nell'inconscio suono della risacca
dove il passato si coniuga con il presente
e il futuro è negli odori intensi
di resine e d'erbe.

Andrea Iaia