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venerdì 25 gennaio 2013

Dentro le paure


Theatre by Usovich Alexsey


Siamo dentro scatole
in sottovuoto a perdere
con la malinconica presenza
dell'io attento a non cadere
in inguaribili avventure
che ci conducono per mano al tempo dell'attesa.
Eppure, c'è il solco di un mistero
che feconda l'anima all'emozione
quando questa è vilipesa,
macchiata o incompresa.
C'è il tempo di afferrare
il suono di quel vento
che magari non trascina solo il freddo
ma soffici cuscini
su cui poggiare il capo dell'io più bambino..
se ci sentiamo forse persi,
smarriti dalla fretta di arrivare
quando cadono le foglie
del tempo inesorabile che passa.
Un viaggio che non puoi fermare
e che devi attraversare con il tuo coraggio.
Ma so che che quel bambino
lo puoi fermare
quando hai voglia di assaporare
ingenuità comprese
in quel prezzo dove l'unica moneta
è il sentimento di un poeta.
Siamo dentro alle paure
dell'incognita pianura
dei sentimenti persi ad una ipotesi di frontiera
dove osare non è vagare in quel buio,
ma una tenda sulla sera
per fare quel gran salto
a diventare adulto.
E se ami il sole dentro agli occhi
puoi solo prendere quel bambino che hai dentro
e portarlo ad immaginar l'inverno
dentro a un circo
dove l'unico biglietto
è il sorriso di un tempo meno sporco.

Andrea Iaia

mercoledì 16 gennaio 2013

Amabili apparenze

Sensual dell'artista americano Eric Wallis 
C'è un temporale che non scorre dietro ai vetri
e un inchiostro che non scrive sulla carta.
Ma amabili apparenze che rimangono
e conquistano centimetri di pelle...
come farfalle nello stomaco
che svolazzano in una valle.
La pianura di una donna non è visibile alle pupille,
ma solo in certi sogni,
dove l'aria dall'odore di cannella
è chiusa dentro a un diario con le sue evanescenze
ed oscillano tra il passato ed il presente
nei segreti e confessioni,
albe ed emozioni che svaniscono di colpo.
La vidi camminare dentro a un campo
nuda e delicata
nello squarcio di un gentil lampo
che non era il prologo della pioggia...
ma il profumo più sincero di un ventiquattro maggio.
Disse di tornare a casa, ma non ricordava il tempo
ormai vissuto e nè dove veniva,
ma solo un lungo viaggio dentro i suoi ricordi.
E nel suo perso sguardo
c'era il pianto di bambina e di una madre...
un venerdì bastardo come un atto di condanna
e la figura di una donna in fuga dall'inganno.
C'è un temporale che non scorre dietro ai vetri,
e un inchiostro che non scrive sulla carta,
ma amabili apparenze che rimangono
e conquistano centimetri di pelle.
Così, l'accompagnai verso il fiume della sera
a ritrovarsi con la parte di se stessa da fanciulla
per ricongiungersi col dolore
di aver ucciso un figlio nella culla.
E il temporale della mente
ricordò quel santo pianto
dentro il sogno di una vile seduzione
e dissolvenze di un sarto che cuciva
un'abito di povere illusioni.
Seppellimmo quel passato...
un gesto innamorato
per paura di non perdere un'altra vita.

Andrea Iaia

sabato 12 gennaio 2013

Acerbo confine


Adoro i tuoi irti colli

profumati di gelso e ciliegio
nell'armonia di luce
del dolce assaggio
di bocca avida
che aspra il cuore seduce.
Adoro i tuoi occhi socchiusi
nella sete di uomo che viaggia
dentro sogni e tremori
di una mano che prende
quel che offri nel mistico ardore...
e afferro poesia...
umori e gocce
di candida fantasia
per essere tuo desiderio
prima che io sia
ombra dissolta nel nulla.
Adoro l'acerbo confine
del dolce piacere
e aspiro l'attesa... corda sospesa...
del candore immerso
in occhi lucenti
dentro ad un orgasmo così travolgente.

Andrea Iaia

Tra i vicoli, una sera d'agosto



Serata calda e maledettamente afosa, nell'umido della pavimentazione di una stretta via del centro, che si perde nella parte vecchia della città intrinsecandosi come un serpente tra i vicoli. Le pareti dei muri, presentano aloni e residui di gente appoggiata nella solita comunella d'incontri, assieme ad alcune scritte, slogan e parole d'amore di chi non si rassegna ad essere stato lasciato. Le luci gialle delle lampade stile ottocento sui muri agli angoli, tagliano uno stile di antico, quasi romantico di una scena dalle sembianze eteree, mentre il vapore del mare sale quasi a togliere il respiro per sostituirlo ad un benefico odore di fondali.
Una donna, dall'apparente età di 40 anni e quasi nuda, si rigira nel letto, insonne e inquieta, in quella parte di agosto nel suo appartamento signorile con affaccio su un vicolo laterale a quello centrale, pensando a quell’uomo che in un attimo, senza conoscerlo, e incrociantolo tra gli scaffali di un ipermercato nel pomeriggio, l’ha fulminata inconsapevolmente con uno sguardo gettato per caso e con la sua voce calda, sensuale, appena le ha chiesto cortesemente se un certo prodotto per la biancheria era adatto per le sue camice ed era incerto nello scegliere.
Anche lei stava prendendo un detersivo per la lavatrice: e in quello scambio di sguardi, la buona madre di due bellissimi figli di 14 e 16 anni e moglie fedele di un commerciante di auto, si è trovata improvvisamente divisa dall'essere tale, quella cui si conosceva e l'improvvisa femmina inquieta, cotta e vogliosa di trasgredire, compagna di voli immaginari, come se fosse spuntata chissà da dove, un'altra anima.
In quel momento gli ha consigliato di lasciar perdere quello che aveva in mano e di prendere invece la candeggina liquida per lavaggi a mano, quello, sopra di lui, in alto allo scaffale. E lui ha fatto esattamente come lei aveva consigliato, aggiungendo che è difficile per un uomo, fare i lavori di donna quando questa viene a mancare. Mia moglie è al mare e devo sbrigarmela da solo, e non vorrei accumulare biancheria sporca, ha detto.
Quel breve dialogo, quel tono caldo e sensuale, voluto inconsapevolmente, è stato come una freccia tesa da un arco e tirata direttamente al suo cuore. Mai aveva avuto una intensità di attrazione così forte: e... sì, quando ha vissuto il periodo di fidanzamento con l'uomo che ora gli è marito è stata attratta dalla bellezza e dai sentimenti, ma il pensiero di quest'uomo ora, gli stava procurando quella forte emozione di una carica sessuale maai provata sino ad ora. Sta sognando di fare all'amore e di essere presa da questo sconosciuto in tutti i modi anche i più perversi, e quasi non si riconosce nella donna di quella che è. I suoi figli sono in viaggio all'estero e suo marito è partito come fa di solito, nella consueta visione di auto usate da far scendere alla sua concessionaria, e in quel letto disfatto, la sua mano sta valicando i sentieri di carne, quelli più a portata della sua conoscenza verso il piacere, mentre la bocca mugola soffocati spasmi nella penombra di una luce sottile d'argento che taglia in diagonale dall'alto in basso penetrando dalle fessure dei balconi semichiusi per fendere la stanza e asservire una complicità nascosta alla sua intimità.
Per strada, dei passi, calcano i sanpietrini circolari della pavimentazione della stretta via di un vicolo parallelo al suo, e l'andamento, insieme alla postura del corpo, passa quasi inosservato tra la gente che sfolla verso la grande piazza, dove c'è il consueto appuntamento del “l'isola che vogliamo” che coinvolge tutta la parte vecchia della città ogni mercoledì estivo, patrocinata sia dal comune che dalla provincia per dare risalto al folclore delle origine tarentine. Le scarpe, laccate e di nero, sono quelle di un uomo.
Per sedare il caldo che penetra dentro la pelle, in quell'atmosfera, quasi di una Londra immaginaria nel suo vapore di scirocco, alcuni si passano lattine di bibite ghiacciate sulla parte posteriore del collo, mentre le donne, quelle di una certa età, agitano il loro consueto ventaglio sul volto. Quel vicolo, porta al vecchio lungomare nella città vecchia dove le barche sostano al molo e dove alcuni, seduti alle seggiole e attrezzati di canne da pesca sono intenti a pescare qualcosa. Più avanti, i chioschetti vendono di tutto, dalle bibite ai gelati, e alcuni, sono persino dotati di forno a legna per sfornare foccce e pizze artigianali per gli affamati di notte. Quei passi, intorno alla mezzanotte, come la luce della luna fende la stanza della donna rendendola inquieta, dipingono una sottile un'atmosfera di coincidenze in similitudine: anche lui, sta vivendo una carica di passionalità trascinato dalla musica che già udiva in lontananza prima di uscire. Perciò, si è vestito ed è sceso per raggiungere la movida notturna.
Affamata e contenendosi, la donna si alza dal letto per cercare refrigerio sotto l'acqua fresca della doccia. E mentre s'insapona sotto il getto, la sua mano comincia a scendere lasciva sul corpo, quasi a cercare sintonia nella musica che ode in lontananza, la stessa che ha coinvolto l'uomo e che sta valicando il fascino dei vicoli. Il suo, finisce in una piccola piazza di una discesa, dove oltre, proseguendo per circa quattrocento metri, si arriva alla piazza madre, dove un ristorante ha organizzato una serata di tango argentino con ballerini professionisti e un'orchestra dal vivo. E oltre i ballerini, distante, anche la gente comune balla per strada con i loro compagni e si lasciano coinvolgere dall'atmosfera. Sotto il getto d'acqua fresca, la donna percepisce sulla pelle la sinfonia della fisarmonica e del violino come una mano lasciva che dispensa le sue note per esaltarne la femminilità ed emozionare. E socchiudendo gli occhi, immagina di stare a ballare con quello sconosciuto incontrato al centro commerciale e di valicare i sentieri di ogni libidine. Appena la mano insapona la coscia, immagina di sentire la sua gamba fra le sue che dialoga in mosse sincronizzate e avverte la morsa: le mani a tenaglia che la spingono verso il suo bacino, preda di una frenetica eccitazione... e che scorre poi sul monte di venere. Si accorge di avere i capezzoli turgidi e stringe le cosce, e di li a poco, avverte quella sensazione che nemmeno l'acqua fresca sta sedando la sua voglia irrefrenabile di sesso. Esce da quello stato di fame e cerca di ricomporsi nuovamente e... Dio mio... che mi sta succedendo, si domanda perplessa! E mentre si asciuga, l'immagine di quell'uomo è sempre più forte nel suo inconscio, non potendone fare a meno e consapevole anche di scendere a procurarsi un orgasmo, dove la cosa può sembrare un tradimento verso l'uomo che ama, sceglie di fermarsi lì.
Basta... dice in sè, e poi, indossando un tubino leggero senza mettere nulla sotto, assestandosi i capelli, si concentra a darsi del trucco sul volto, per uscire di casa e andare fra quella gente vogliosa di fare festa. E chiusa la porta poi, prende la strada verso la piazza dove la musica sta chiamando gli ultimi invitati e tira un sospiro di sollievo, poiché il caldo le stava facendo davvero un brutto scherzo.
Man mano che scende, struggente e passionale, la musica si diffonde nell’aria più concitamente ed entra nella pelle nell'aumentare di volume, e alcuni passanti, benchè lontani dalla piattaforma di quel ristorante, stanno passeggiando, mentre altri, ballano tra i vicoli paralleli.
Le finestre delle abitazioni sopra di lei, intriso di ogni odore, celano figure dietro le tende, scomposte, quasi a spiare, per vedere quel che accade e magari chi passa senza essere visti, e intanto, l'uomo nell'altro vicolo percorre quasi simultaneamente la strada per giungere alla piazza. E' impossibile non sentirsi coinvolti da quei passaggi orchestrali di note struggenti, ma anche evitare gli odori della carne alla brace di improvvisati venditori di cibo ai portoni di case. Chiunque, si cimenta ad offrire piatti di succulenti cibi casalinghi a base di carne o pesce fritto alla modica cifra di cinque euro, e banchetti di vino passito o morbida malvasia locale avvicinano intenditori e non. Tutto è occasione per fare festa e qualsiasi bottega artigianale è piena zeppa di visitatori, persino un salone di un vecchio barbiere locale che sembra essere uscito dagli anni sessanta per far rivivere l'atmosfera di un tempo.
Qualcuno, ebbro di birra e in compagnia di amici ad un bar caratteristico, nota la donna passare e si sofferma sulle sue forme. Il tubino stretto e corto fa intravedere nella sua mente una forte carica sessuale, e il non portare niente sotto di quella donna, gli fa percepire l'odore di una che è in cerca di uomo.
Così, come un'animale attratto dalla femmina in calore, lascia la sua bottiglia sul tavolino e fa una scommessa con gli amici: 100euro per riuscire a farsela. Giusto per rompere la noia e fare qualcosa di oltre la festa. Un modo per stuprarla ed essere giustificato dall'occasione. E in modo deciso prende a seguirla confuso, ma anche ipnotizzato da quella bellezza che emana un certo fascino. Taglia per strade impervie per poterla abbordare e magari trascinarla in un luogo appartato, dove i vicoli consentono una certa penombra e consumare la sua voglia scissa dalla perversione. Quella è una da fare, da possedere in mille maniere pensa, e se il suo obiettivo è lo stupro, in fondo, quella donna se la sta cercando. Se è uscita così, è perché ha voglia di un manico cui appoggiarsi, fantastica ancora, e io le darò quel che desidera, pensa convinto. Ma la scaltrezza e i fumi della gradazione d'alcool gli fa commettere un errore: e ad un passaggio di uno stretto incrocio inciampa in un cassonetto della spazzatura, costringendolo a cadere dopo che lei gli è passato davanti. Li per lì, lei si è spaventata, e quando riprende a seguirla, le antenne invisibili della donna sulla nuca avvertono il pericolo che sta correndo, e solo allora si rende conto di non indossare nulla sotto, e che quello, sta cercando lascivamente un approccio fisico. Affretta il passo e altrettanto fa quell'uomo, e ormai, si sente preda di una belva affamata.
Si toglie allora le scarpe con i tacchi e comincia a correre tenendo la visuale sul vicolo che scende sulla piazza, sperando di incontrare gente. I vicoli sono come labirinti, e se non sei esperto puoi girare e rigirare sempre nello stesso posto, e la strada che sta percorrendo è stranamente solitaria perché tutti sono concentrati nelle vie principali, mentre la sua, è solo una parallela di scarsa importanza e poco illuminata. Dopo una breve corsa col fiato in gola, ad un ennesimo incrocio, impatta con uno che scende dalla parte opposta: quell'uomo accennato prima, e quasi aggrappandosi alle sue forti spalle, dice con un filo d'ansia... la prego, mi aiuti: c'è un uomo che m'insegue e ha brutte intenzioni. Poi, alza gli occhi come per supplicarlo, e... tutto si ferma intorno a lei come un incanto, persino la musica nelle sue orecchie che continua ad emanare le sue note passionalmente nell'aria non hanno volume.
I suoi occhi fissano quelli di lui: sono quelli dello sconosciuto incontrato all'ipermercato e ne resta ammaliata, quasi beatificata di aver incontrato il suo salvatore, mentre lui, avendo il corpo di lei fra le braccia ne percepisce il calore e l'odore di fresco. Non riesce a staccarsi e tiene stretta quella carne morbida attaccata al suo basso ventre e rimangono entrambi senza parole, mentre l'uomo ubriaco si è fermato a debita distanza per non incorrere in guai seri. Capisce che quell'uomo può essere una persona che lei conosce, e perciò, si da alla fuga. Lei invece, ammaliata, ha le labbra gonfie dalla voglia di baciarlo. Ma tiene implosa la tempesta ormonale per non passare come una di quelle in cerca di sesso. Lui, capisce il disagio, e in un linguaggio muto di occhi, le allarga il braccio, e ondulando il bacino stretto a lei, la avvita per condurla a ballare in quella via, così magicamente vuota di persone confluite alla piazza ormai vicina. I passi, lenti e lascivi sui sanpietrini, muovono il corpo di lei così sensuale ed eccitata di trovarsi in un sogno... tanto che si lascia condurre dall'arroganza del maschio che gli fa penetrare la gamba tra le sue per avere la dolce corresponsione di una complicità passionale del ballo.
Le ombre dietro le tende dai balconi sopra di loro tengono gli occhi interessati su quella scena insolita che riflette sui muri la voglia d'essere tutt'uno, che al ritmo della fisarmonica incalzante di un assòlo strumentale, muovono passi lenti e striscianti sulla strada che consentono alla pulsazione sanguigna di salire al massimo. Persino le loro ombre riflesse sui muri sono tali da far intravedere il desiderio di valicare il confine del piacere, e lei, con una gamba malandrina che si muove quasi meccanicamente, come per rispondere a quell'assòlo strumentale, si avvinghia al corpo di lui che la obbliga prima a stase ferma, poi a girare su stessa... dove le fa reclinare la nuca all’indietro in una posa quasi da scatto fotografico di un secondo per farla poi abbandonare tra le sue braccia, domata al suo volere. E mentre la fisarmonica scandiace la sua passionalità struggente, i loro passi cadenzati, sinuosi e lenti, come una moviola in campo senza spettatori, hanno qualcosa di mistico.
L’elegante ballo argentino è una danza intima ed introversa, e a distanza di più di cento anni continua ad essere ballata, ascoltata, e ancora composta, poiché contiene elementi capaci di affascinare, tra cui quello di far conoscere il corpo e il suo linguaggio, aiutare a comunicare passioni e sentimenti. E per le sue caratteristiche, e in particolare per la sua libertà interpretativa, si apre a tutti, giovani e meno giovani, a chi svolge un’attività sedentaria o lavori con rilevante impegno fisico perché fa bene non solo fisicamente, ma anche mentalmente e socialmente, e anche perché aiuta a liberarsi da schemi e pregiudizi. I  loro corpi s'incollano inesorabilmente uno all’altro, dove lui percepsce le forme dei seni gonfi sul suo petto e lei, la possente sua virilità all'altezza del pube. E come presi da una impervia  evoluzione di anime che si incarnano per essere tutt'uno, catturano emozioni per raffinarle nel sentiero dei sensi ormai preda dell'oblio.  Nessuna forma di danza rivaleggia con la raffinatezza del tango e la sensualità. Ognuno vuol mostrare il suo stile in un unione di corpi che in quel momento anche se non si conoscono vogliono darsi tutto. E' come fare all'amore nel modo più inconscio e impossibile, e i due, compiono  movimenti senza lasciare nulla al caso: l'uno non vuole mal figurare sull'altro, e del resto, il tango porta a queste scelte obbligatorie, ad essere precisi e a non mollare per non essere sopraffatti. Se ci capiti dentro, devi lasciarti condurre sin dove il piacere scende, e potrebbe essere percepito come una lotta senza esclusioni di colpi, dove gli assòli devono avere il compiuto, come se fosse l'ultima volta che esali il respiro.
Eccitata dalla protuberanza dell'uomo, eccitato a sua volta dalla mancanza del suo intimo, è ormai felice di emozionarsi al desiderio di valicare il fosso della buona madre e donna di un solo uomo. Ballano e si lascia condurre al piacere di quella notte magica e particolare, riempiendosi di sorrisi e baci su labbra carnose e ungendo la lingua su quella dell'altra per cercarne umori.  E sembrano una sola cosa in un ritaglio buio incavato tra i muri, anche se occhi maliziosi continuano a spiare dalle fessure. Non sanno di essere guardati morbosamente dall'alto, e sembrano due ragazzini tornati indietro nel tempo a quando limonavano ognuno con i loro partner nei campi o nei portoni, incuranti dei passi solitari di persone che passano al loro fianco e che non possono vederli. Solo chi abita in alto può godere di quella visione, e lui, in un incalzante colpi di lingua, le alza il tubino per possederla spalle al muro in una voglia irrefrenabile di sesso e successivamente la bacia sul collo iniziando ad annusarla. Poi le mani avvolgono i suoi capelli a cercarne ciocche da stringere e tirare all'indietro e la bocca a morderla deliziosamente come un vampiro assetato. Indi, a scendere su un seno comparso fuori per la scomposità, per morderne il capezzolo duro e turgido. Lo succhia avidamente, mentre gli occhi che osservano dietro la tenda ora, sono più luminosi e concentrati e la bocca ha una voce rotta che si perde nell'enfasi di una mano che si muove sulla patta dei suoi pantaloni. L'osservatore e la luna sono gli unici spettatori di quel film proiettatoin quell'incavo di muri. L'uomo che mangia avidamente la carne di donna ha come un rientro nel morboso bisogno di ritornare lattante ai primi mesi di vita. E continua a mordere e succhiare dolcemente quel seno, bello, grande e materno per coglierne i sapori. Hai un buon odore le sussurra: e lei si lascia fare, si lascia accarezzare la coscia per poi alzare decisamente la gamba e permettere all'uomo di fare ingresso nell'alcova del piacere. E in fondo, è una cosa che rimane lì, in quell'afosa notte d'estate. Nessuno saprà mai niente.
Si lasciano trasportare dai sensi e dalla musica cercando di contenere i respiri in frasi smorzate, mentre i loro corpi sono tutt'uno e lui scalpita in lei, che la stringe con forza e i suoi occhi penetrano in quelli suoi che altera non li abbassa, ma che vuole vedere come luccicano quelli dell'uomo in quel rapporto così occasionale voluto forse dal destino. Geme di piacere, e non si aspettava quel sogno materializzarsi così, in maniera cruda e ad un muro mentre la musica continua ad essere il loro complice perfetto. Si tiene dentro la forza di lui aiutandolo con le sue mani a spingere bene, e in incroci di sussurri ed orgasmi, celebrano quella magia sotto l'influsso della luna ormai alta e mai così piena che sembra quasi che anche lei sia stata riempita dai loro orgasmi. Poi, silenzio... nell'attimo in cui lui esplode la vita dentro di lei: entrambi si abbandonano all'altro, e poco dopo, udendo i passi di gente confluire nella loro via, si ricompongono per paura di essere notati e smascherati da qualche conoscente.
La gente sta tornando a casa, poiché la musica è terminata e sono le due di notte. Escono da quella specie di nicchia tenendosi per mano, e come fidanzatini, camminano a passo svelto a salire il pendio guardandosi negli occhi. Entrambi sono consapevoli di quello che hanno fatto, e non basta: vogliono che quella notte non finisca lì. Allora lui la invita a casa sua, in quelle mura, per concludere l'ultimo atto di quel tango, con la sola musica della passione, e lei, con occhi ormai ammansiti sembra dirgli... soltanto per questa e unica volta!

Andrea Iaia

                                                                                          



mercoledì 17 ottobre 2012

Era autunno anche quella volta



Era autunno anche quella volta, e come ora, la brezza di ponente spirava sulla terra selvaggia che s'era vestita di giallo, di foglie morte distaccate dal vento, che prima di posarsi al suolo, avevano eseguito la loro danza ondulante e piangente, lasciando i sussurri al vento. 
Io ero lì, tra gli alberi spogli a contemplare odori di bosco... di resine del pianto d'alberi, e di muffe... di funghi porosi che non osavo toccare per non interrompere l'incantesimo del passaggio invisibile dell'inizio stagione che precede l'inverno. E anche adesso, il mio animo è lo stesso, e il fiume a ridosso della striscia che separa il bosco dalla valle cui mi addentro ogni volta che ho bisogno di riflessione, da l'immagine di me bambino coi calzoni corti nell'acqua ondulante, coi capelli spettinati dal soffio del vento, quasi a rappresentare un tempo vissuto. Il dolce tepore di chi si rannicchia dentro i ricordi accende sempre qualcosa che magari non s'è visto o che si è lasciato passare: l'autunno è anche questo, un dolce ritmo di colori fatto di sensazioni e di odori e sapori, come se fossero preparativi per il letargo d'inverno che deve avvenire. 
Mio padre, stava tagliando la legna con la forza delle sue braccia, fendendo colpi d'accetta e diceva che era la scorta per l'inverno, e sua madre, una piccola donna minuta, meno di un metro e sessanta, sempre a lutto con i capelli raccolti da piccoli ferri di lana, raccoglieva i monconi per depositarli nel suo inseparabile grembiule al ventre per poi stiparli in un alloggio ricavato nel muro accanto al camino per tenerli asciutti. Mia madre invece, cucinava i fagioli in quella pentola legata dai manici e sospesa con una corda ad un anello, su quella cucina ricavata nel muro con sotto i tozzi di legno per tenere alta la fiamma. E come ora, ne sento gli odori di una infanzia passata in quella casa, conoscendo persino i segreti della natura che confidavo a Marinella, la bambina del vicino confinante e che ora vedo nel fiume col suo delicato velo di sorriso che un tempo mi regalava con i primi rossori. Avevamo circa 15 anni ed eravamo molto legati, tanto che, frequentavamo la stessa scuola in classi diverse, e all'uscita, facevamo la strada assieme per tornare a casa. E sia ch'era bel tempo che di pioggia, quei tre chilometri che ci separavano da casa era un viatico dove ci raccontavamo tutto. 
I nostri genitori non si potevano permettere l'autobus scolastico, e quella mezz'ora e più era la nostra intimità che divideva il sogno dalla realtà, come se il futuro iniziava in quel momento. Ero anche un po' innamorato di lei, e credo, lo fosse anche lei di me, ma avevamo paura di dircelo, temevamo si potesse rompere quell'incantesimo fatto di delicati momenti dove a prevalere erano i sorrisi celati a testa bassa. Il fuoco dell'emozione si faceva sentire ogni volta che avevamo un contatto, e ricordo, quando legammo le nostre mani un giorno, così, spontaneamente che mi fecero sentire felice, di quella felicità interiore che escludeva gli interessi materiali e si concentrava solo nel cuore. Io la amo mi dissi: ma ho paura a dirglielo, potrebbe offendersi!
Ecco, nel fiume vedo quei due ragazzi accarezzati dalla stessa brezza e che si guardano negli occhi: cosa c'era poi dentro i nostri occhi, forse la voglia di essere grandi? La paura di cambiare e di non rivedersi? Forse sì. E i timori si realizzarono quando all'improvviso, mio padre a tavola, consumando una cena, una sera, disse a mia madre: sai che i vicini si trasferiscono a Torino? Mi prese un colpo!
Ma ciò che mi uccise fu che lei e sua madre erano partiti immediatamente.
Come a Torino...!!! Così, senza passare per un saluto...
E mio padre apprese il mio malumore e mi carezzò il capo. Poi continuò a dire che lui, il padre, era stato assunto alla Fiat. Glielo aveva detto al bar, e che Marinella e suo madre era partiti immediatamente poiché la madre di lei stava male. Lui invece, li avrebbe raggiunti non appena il compratore della sua casa avrebbe definito i dettagli della vendita.
Non ci potevo credere! Così... tutto in fretta! Eppure, non mi aveva detto niente lungo il percorso del ritorno a casa. Che non lo sapesse neppure lei di partire? Stetti male, e il boccone fu indigesto. Nella mia camera piansi molto, il mio sogno si era infranto!
Dato che lei sapeva l'indirizzo di casa, mi aspettavo una lettera di motivazioni, e invece niente: passò un anno e la rassegnazione si mescolò all'odio. 
Decisi di dare un calcio al passato, ma lei, ha continuato a visitarmi nel mio inconscio.
Perché sono qui ora, che ho trascorso mezzo secolo di gioie e di dolori, ben avendo famiglia sulle spalle e un buon lavoro: forse, per celebrare l'autunno, quella magia fatta di sguardi e di carezze e sott'intesi, visto che mi stai guardando dalla parte del fiume? 
So bene che non avevi colpa, ma se vuoi sapere la mia impressione... ci sono rimasto male, sì... proprio male! Speravo di poterti dire un giorno che ti avrei chiesto di essere la mia ragazza, e poi, col tempo, anche la mia donna. Forse, con te, sarebbe stato ancora più bella questa vita. Le più belle e intense emozioni me le hai date tu. 
Perché sono qui Marinella...
E' stato difficile passare gli autunni senza di te, lo ammetto! Ho condiviso il dolore degli alberi spogli e ho pianto le loro nudità. Mi sentivo nudo anch'io, come se dovessi morire con loro. Ho chiesto se ti avevano vista partire... volevo almeno che mi raccontassero com'eri vestita e se avevi il volto sorridente o no. E mi aspettavo una risposta, che se mi avessero detto che ti avevano vista sorridente ti avrei dimenticata. Ed invece no: hanno preferito tenere il segreto ed io non ti ho mai dimenticata, come l'odore nauseabondo che d'un tratto il vento mi ha fatto percepire nel sottobosco che non era d'erba e funghi o di poltiglia di fiume. Si sà che l'acqua trascina sempre residui o scarichi che provengono da altrove, ma  quell'odore di cenere, più di animale bruciato, lo sentivo persino di notte nelle nari, ed era forte, specie nei giorni di tramontana.
Ma voi lo sentite quest'odore? Chiesi un giorno a tavola ai miei...
Saranno le castagne sul fuoco fu la risposta di nonna mentre s'imboccava la minestra col cucchiaio. E mio padre... qualcuno sta cucinando della carne alla brace.
Tu lo sapevi vero Marinella?
Me lo hai tenuto nascosto come un segreto tutto tuo! Eppure, ci siamo detti tutto, persino le confidenze più intime. Ricordo, quando mi confidasti che eri diventata adulta con le prime mestruazioni. Me lo dicesti a testa bassa ma orgogliosa di tenermi con te a condividere il tuo stato. Quella sera, ruppi il salvadanaio e raccolsi quel che avevo e andai ai magazzini "Standa" a comprarti un kit di trucchi, rossetto e una specie di pinza per allungare le ciglia, tutto alloggiato in un pacco regalo che tenni nascosto dodici giorni e che ti diedi una domenica, mentre i miei erano a messa e ti portai in casa, ad ascoltare un disco degli Aphrodites Childs. Ballammo... e quel contatto, accese la magia del desiderio di baciarci. 
Non avevo mai baciato nessuna Marinella! Tu fosti la prima, e le tue labbra, furono come more succose da raccogliere e assaporare in quel tempo maturo del nostro avvenire. Quella domenica, diventai adulto pure io, e che scemi... i nostri, furono solo baci caldi di passione, che ci diedero quella paura di chissà cosa avevamo fatto. E quella paura si accentuava di notte, quando il dubbio mi divorava che al solo contatto di labbra, potevo averti messa incinta. Anche tu ne avevi, ricordi? 
Sai, non posso immaginarti adulta e invecchiata come me, il ricordo che ho di te è come sei adesso, nel riflesso dell'acqua, immutata e conservata nel tempo. Era autunno anche quella volta, quando seduti nell'erba di questo fiume hai desiderato di essere donna, e quel profumo di te, rimase indelebile sulla mia pelle, tanto che a casa non volli lavarmi per paura di far andare via il tuo odore. Ed invece, questo, nauseabondo, mi soffoca tanto che riesco a malapena a respirare. Dev'esserci qualche fabbrica di veleni da qualche parte mi chiedevo. E domandai persino agli stessi alberi cosa fosse, e questi, abbassarono la testa in quel silenzio spettrale. Non volevano farmi del male, quel male come una pugnalata che ti fende la carne sino a morire. Era autunno anche quando me ne andai a proseguire gli studi altrove, autunno quando mi sposai e quando decisi di tornare a rivedere il mio passato. Ed è stato allora che ho ricevuto quella coltellata nella carne, trent'anni dopo. Fu Lalla, il cane del vicino che scodinzolava intorno a noi, mentre eravamo ricurvi a raccogliere castagne, nei ricci compresi, caduti a terra a darmelo e a svelare il segreto del bosco. 
Abbaiò di colpo e si mise a scavare in un punto, e... avrà trovato un tartufo disse scherzando il suo padrone con la bocca distorta da un accenno di sorriso. Ora mi farà ricco, disse! 
Già... e mica è un cane da tartufi gli risposi, accennando anch'io ad un sorriso che si deformò, non appena scavò più a fondo e ripresi a sentire quell'odore nauseabondo e inconfondibile cresciuto con me.
Dio mio... cos'è... lo sentii pronunciare!
E mi avvicinai, tenendo la mano sul naso e temendo quel che sospettavo ma che non osavo pronunciare: Marinella non era mai andata via da quel posto.
Riconobbi la sua gonna grigia e il suo maglione dello stesso colore. I suoi calzettoni e persino i capelli che erano come li ricordavo. 
Due giorni dopo, tutto tornò al suo posto, come tasselli di un puzzle che dovevano ricomporre qualcosa che mancava. Era stata uccisa da suo padre, nel frattempo morto, dopo aver abusato della sua innocenza. E sua madre aveva celato tutto per paura di rimanere sola. Ecco il motivo del loro trasferimento rapido nel nord Italia.
Caddi in ginocchio ferito mortalmente... e piansi talmente tanto, che il mio amico non osò fermarmi e tenne solo la sua mano sulla mia spalla.
Ecco perché sono quì oggi: a rinnovare il mio amore per te, lo stesso che conservo da quel giorno in cui noi due siamo diventati adulti insieme.
Tu sapevi tutto e hai voluto farmi crescere lontano questo orribile delitto che ha spezzato i nostri sogni. Ma l'odore di morte non ha mentito, e sai quante volte l'ho pensato?
Sai quante volte l'ho detto ai miei e sono stato liquidato con... sogni troppo figlio mio... smetti di vedere film di sangue...!!!
Ti vedo sai? Mi sorridi nelle acque grigie e smosse tenendomi per mano.
E' la stessa scena cui mi ha accompagnato in tutti questi anni, ma devo confidarti anch'io un segreto amore mio: nella realtà, ho avuto una vita parallela con te, come se fossi la mia amante dove ti parlavo... e immaginavo una vita con te con dei figli nostri.
Anche dal mio cuore non sei mai andata via... e mi chiedo ora che succederà... se mi verrai ancora a trovare, ora che so di te, dove sei realmente.
Ti vedo andare via con l'altro me stesso ragazzo, forse a crescere insieme e ad avere quella vita che non avete mai avuto. E ai vostri passi, le foglie, gialle e rosse come il sangue che hai versato, vengono smosse per svolazzare lieve nella magia d'autunno ad esalare il sussurro d'amore prima di cadere nuovamente a terra. 

Andrea Iaia

sabato 6 ottobre 2012

Lascia che...


Lascia che le mie dita
scivolano nell'insaziabile percorso
del tuo volto,
come a ritrovar la strada
in cui ci siamo persi dentro 
il grande salto.
Lascia che accarezzino
ciocche disinvolte
e le scostano dagli occhi,
come a ritrovar sussulti
di sembianze già vissute...
perchè il senso della vita
è somigliarci in questo grande vuoto
dove il corpo è la poesia
in cui l'essere feconda la follia.  
Lascia che la bocca
trovi il suo ristoro nella tua,
nell'insaziabile gioco delle labbra
che chiedono soltanto
il fremere di membra
nell'appassionata voglia di dividersi
nelle ombre...
perchè la chiara luce
è sempre sulla pelle
che chiede acqua
in delicate zolle
dove l'essere bagna le pupille.
E' la magica poesia della luna
che sussurra al manto della notte
frasi adesso più perfette.

Andrea Iaia

venerdì 28 settembre 2012

Il grido alla luna


Cosa ti ho fatto luna maledetta...
per avermi sciolto il cuore 
dentro un orrido effetto
per ingoiarlo nei riflessi del lago
e con il gelo hai tessuto un abito 
con invisibile ago...

 Sortilegio ho bevuto
in chiari di luce spremuti
come frutto, nei giochi di bimba,
dove il risveglio sottile
non è stato quello di un letto,
ma in una squallida terra
coperta di neve dai tratti scomposti.

Hai ricamato luce riflessa
sulle mie chiare pupille...
che han fatto sussurrare
 che ero bella come una stella...
a chi ha posato i suoi quarant'anni
come un velo di tulle sopra il mio corpo
dicendomi di chiudere gli occhi
perché una strana magia
mi avrebbe fatta sentire di colpo più adulta.

E l'innocenza s'è persa in una poesia,
che non è quella dei veri poeti,
ma di storie che poi si assomigliano tutte alla mia
dove il profeta che parla d'amore
è un padre qualunque
che vede solo in suo figlio 
il bambino migliore.

Luna maledetta...
hai giocato col cuore
e hai stregato un orco sulla mia strada
quella volta in cui sono passata 
con la mia bicicletta.
E nemmeno il silenzio ha gridato abbastanza
per ridarmi quell'innocenza
dove le gambe piegate
somigliavano a pallidi giunchi.
Mi hai fatto un dispetto,
girandoti poi dall'altra parte...
luna distorta...
che illumini il cielo e non le coscienze.

Andrea Iaia

mercoledì 26 settembre 2012

Righe ingiallite su fogli d'autunno


"... La tua freschezza ha intriso
il mio tempo
come lo squarcio di un lampo
dentro la quiete...
che in veste selvaggia,
sui colli un po' spettinati
cattura la sera
nei vespri di un giovane prete."
... Una storia qualunque
le lettere giuste e raccolte
dentro una scatola
dall'antico profumo di latte e biscotti...
hanno sempre qualcosa da raccontare,
quelle storie di un certo passato
 che sciolgono cera scomposta 
come fossero lacrime
sulla valle dai dolci contrasti.
L'incenso che penetra in porte socchiuse
per varcare la soglia...
materializza un uomo che bussa una notte
provato e distrutto dalla sua sorte...
cadendo ai piedi di donna che l'apre
scordandosi tutto.
E il respiro del faggio indiscreto
conserva il ricordo di quel temporale:
bussarono ancora... 
cercavano un soldato nemico e bastardo...
e lei con in mano un forcone, 
giurò sul suo Cristo
che gli avrebbe fatto davvero un gran male
 se ci avesse provato almeno ad entrare.
E risero a lungo...
... quella donna è una jena
disse uno che ben la conosceva...
e mostrò ai suoi compagni
gli artigli dentro la carne... 
la sua, che nel fieno con lei ci aveva provato.
Ma quella donna aveva un cuore nascosto
sotto il velo di una stupida guerra...
e curò quel soldato, chiunque fosse,
poiché aveva soltanto vent'anni.
La storia narra stupide cose,
violenze su terre, ombre noiose
su pianure dell'uomo...
che dimentica il caldo profumo di mosto,
il canto delle cicale nelle sere d'agosto...
gli occhi di madre che perdonano tutto.
Quel giovane prete è figlio 
di quel soldato che ha sposato la donna
dagli artigli di jena,
e la quercia conserva l'antico segreto
nella luce del lampo di quella notte
che sulla terra ha gettato il suo seme.
Odori di sènape e intensa lavanda
nel fiocco che lega le voci di antica locanda:
sono storie immerse
dentro un bicchiere di vino
dice qualcuno,
ma io so che gli occhi di nonna
avevano il rosso di sera nelle pupille
 quando leggevo
 righe di lettere chiare e ingiallite
su quei fogli d'autunno.
Dev'essere entrato qualcosa negli occhi,
diceva poi stropicciandosi forte
al bambino vestito d'alunno.

Andrea Iaia

lunedì 24 settembre 2012

Sussurrarti le parole

univers-erotico: fotografia stile ritratto romantico meraviglioso da Петрова Юлия (Julian) meraviglioso stile

Sussurrarti le parole...
realizzare quei sospesi...
è come stendere su tela
colori e tratti di un lieve fuoco acceso.
La parte debole che vuol riconciliarsi
nel profumo dell'aprirsi...
è sempre lui, che ha paura
 di diluire i sentimenti.
L'uomo in fondo, è sempre perso
senza lei e il suo confronto,
e alla fine, ciò che sente
è solo il suo profumo
che confonde e inebria
delicate piume.
Sussurrarti che mi piaci,
non è la voglia di una sera,
ma una porta che si apre 
verso un cielo sconosciuto,
dove brillano i tuoi occhi
e desiderare che cadano luminosi
nel mio mare fatto di tempesta e di bonaccia, 
dove il sentimento brucia.
Appassionata indole dentro il suo vapore
che schiarisce il cielo con la nuova aurora.
Sussurrarti le parole...
per ricevere anche soltanto
di pelle poche briciole.

Andrea Iaia


La pianura di una donna

Photography Ritratto di Солохин Михаил

C'è un temporale che non scorre dietro ai vetri,
e un inchiostro che non scrive sulla carta,
ma apparenze che rimangono
e conquistano centimetri di pelle...
come le farfalle nello stomaco
che svolazzano in una valle.
La pianura di una donna
non è visibile alle pupille,
ma solo in certi sogni,
dove il diario dall'odore di cannella
è chiusa nelle sue evanescenze
che oscillano tra il passato ed il presente.
E in quei tratti inconfondibili,
 segreti e confessioni,
albe ed emozioni
che svaniscono alla sera...
c'è l'augurio che la nebbia si dirada.
Emotivi come onde sulla spiaggia
che accarezzano la rada...
le maree della luna...
la luce dentro l'acqua diluita.
E in quei riflessi...
il volto, come un fiore schiuso...
una lacrima come goccia di rugiada
che feconda la terra del suo uomo.
La pianura di una donna è una strana terra
dove c'è pace e poi la guerra...
e poi la resa,
in sensualità che divora
quella voglia di viaggiare non compresa.

Andrea Iaia