Siamo appesi alle emozioni
dove ognuno è diviso da quei sogni
che non può raggiungere...
e un gradino appena di quel sopra non ci basta,
perché vogliamo l'esclusiva di un faccia a faccia
di quell'oltre, e siamo soli, dannatamente fragili
in quella malinconia in cui ne tu e nemmeno io
abbiamo la soluzione per fuggire dalla delusione.
Si dice che da qualche parte
qualcosa dorme ed aspetta il gran risveglio...
come i girasoli aspettano la luce
per un messaggio chiaro ad onde corte
dall'altra parte di quel mondo
in cui nessuno segue nulla
ma vive quel momento, come fosse l'attimo fuggente
di una canzone alla radio
e che sta parlando proprio della tua vita.
E allora viene un lampo nella mente:
Te lo ricordi quel posto dove dormivano le cicogne?
Dove si andava di nascosto e in gran silenzio per non svegliarle...
e su quell'aspro promontorio
ci luccicavano gli occhi dietro ad un cespuglio...
con l'intesa di non condividerlo con nessun altro
quel segreto che ci scoppiava dentro.
Ad ognuno poi gli davamo un nome.
E la follia di vedere il tramonto in una fuga?
Il pianto dentro gli occhi per quel timido "Ti amo"
in cui ognuno aveva così tanta paura di ferire l'altro?
In fondo, poi chi siamo, se non la parte giusta di noi stessi...
che si son cercati, ci siam voluti e quei sogni son passati,
solo che son stati così veloci che non li abbiamo visti
perché a crescere e a capire ce ne vuole
e nessuno sa fermare il tempo.
Siamo comunque diversi e sempre appesi ai nostri sogni
e vogliamo far figura nella nostra storia,
magari lasciare un segno che ci fa vivere
ancora dentro un'altra vita.
Ma aspettiamo la domenica
per evadere in un posto che ci manca
magari lontano, dove forse aspettiamo
l'abbraccio di un nuovo e solitario arcobaleno.
E si sa che quei colori uniscono due mondi,
il grande oriente e l'occidente
ma sempre dopo la gran pioggia...
quella che ti lava la coscienza
e ti pone nudo davanti al tuo io.
Ma io aspetto sempre che qualcosa accada,
magari percerpire un bisbiglio del buon Dio
che mi prepari ad essere più forte
in questo grande viaggio...
e mi sono sempre chiesto cosa c'è dall'altra parte...
e penso alle emozioni che ci siamo dati
anche se di guai ne abbiamo avuti
e il vento non è mai stato a favore della nostra sorte.
Te li ricordi i posti sconosciuti
della nostra periferia?
Quei posti da due lire dove far l'amore persino in piedi
era una sfida a chi aveva voglia di sorprenderci
e dirgli che eravamo liberi di vivere il nostro mondo.
I concerti negli stadi solo per poter stare due ore insieme...
in quel linguaggio sconosciuto che solo i nostri occhi comprendevano?
Tuo padre che ci aspettava in piedi
e la paura di un bambino non previsto,
ma che comunque era dentro noi e al posto giusto
per venire al mondo ad un nostro si modesto
e preparagli il suo futuro.
Siamo appesi ai sogni e mi accorgo che ne abbiamo avuti
e son passati così veloci che non li abbiamo visti
perché a crescere e a capire ce ne vuole.
Restiamo sempre appesi alle emozioni
e in una lacrima che scioglie
in quelle cose belle che son volate...
come quella cicogna svegliata appena
da un battito di ciglia
e accortasi di noi prese il volo.
Andrea Iaia