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venerdì 22 marzo 2019

Mi disse...


Mi disse che gli uomini le facevano schifo,
che sin da bambina hanno cercato di molestarla
in un gioco sulle ginocchia,
dal miserabile di un dottore ed un parente
che volevano esplorarla se stava bene.
E lei ferma, a lasciarsi fare,
per paura di passare per una sciocca,
ma avrebbe voluto ucciderli
o vederli strisciare, come vermi sul pavimento,
era diventata cattiva, bastarda... 
ma i suoi occhi dolci smentivano il cuore
e aveva capito 
che poteva ottenere tutto con il ricatto.  
Mi disse che crescendo,
portava più i pantaloni che una gonna...
che l'ottenere non era un modo
di condurre la sua vita,
e sognava un abito da sposa, 
un marito e una casa,
ma se gli uomini la usavano solo per il sesso
doveva maltrattarli, ripagarli
per quel che aveva subito
e averne di loro il possesso.
Confidenze di donna, usata e maltrattata,
ho pianto per lei, sedotta e rifiutata,
perché sapevano che odiava i maschi...
un ideale interrotto dal gusto
di essere ascoltata e amata per quel che era.

Andrea Iaia

Un bacio rubato


Un bacio rubato 
come sinfonia scandalosa
dentro un portone,
nel silenzio dell'anima
come spezia dall'odore profonda
che entrava nelle nari
e ci coinvolgeva in una spirale 
senza ritorno.
E le mani, le mie a sconvolgerti
dentro il piacere,
tra la biancheria e il dolce profumo del miele,
e le tue, a scompigliarmi i capelli,
in impercettibili voglie
impreziosite dal desiderio
di fare all'amore in piedi
e contro la parete del muro.
Mentre gli occhi chiari,
come quelli del mare
avevano la struggente melodia
di aprire il ventre, alzando una gamba...
quel bacio rubato aprì una danza
con la paura che ci vedesse qualcuno,
una figura chiunque ad entrare
o scendere le scale.
Sconosciuta donna dalle labbra morbide
e dentro le pieghe di ciglia smarrite,
ci siamo intesi con il semplice sguardo
mentre il cuore batteva di phatos
in comunione di saltare il fosso
benché avessimo un'altra vita,
e ti ricordo malinconica, 
dentro un teatro di recitazione,
forse delusa da chissà quale scena...
a volte, non si comanda la propria passione,
e fu bello, dolce il ricamo sui seni e alla gola
mentre chiedevi di essere presa ancora
in quel portone, che come un alcova
scopriva la nostra malizia.

Andrea Iaia

giovedì 21 marzo 2019

Una volta eri mia


Pomeriggio di domenica:
nutrendo il mio ardore
dentro dettagli di occhi che si parlano tra loro
con la bella affacciata alla finestra,
contengo la voglia di stare fra le sue gambe
dentro ad un letto.
Una volta era mia, è successo
che attirato dall'odor di vaniglia
e quello di resina, dai tronchi arbusti,
nel velo scuro del crepuscolo,
che abbiamo fatto all'amore
nel vento caldo d'estate.
Ti andavo dietro, come un lungo bisogno
di averti affianco...
e ricordo le passeggiate
lungo la via che costeggia i binari dei treni,
quelli locali che passano di rado,
la via dei pioppi o degli innamorati
in cui ti chiesi d'esser mia moglie.
Dicesti sì, con quella voglia
di bagnare le labbra con le mie
e insaporirle dal tuo rossetto...
applausi e confetti hanno coronato un sogno
con le promesse che si fanno marito e moglie.
La bionda che invidiavano tutti, e parlavano forse un po' troppo,
ed è strano che ora, seduto, io ti guardi da un bar vicino
mentre spii il tuo uomo e mi lanci di rado un sorriso,
restando nascosta dietro la tenda.
Lo so che sei lì, 
con i capelli raccolti come donna di casa
e mi chiedo cosa mai ci ha divisi,
tu che da sotto la gonna,
lasciavi che la mia mano 
risaliva la pianura delle tue gambe.
Forse un malinteso, che come profumo d'incenso
ha bruciato la nostra passione
nel braciere di un bisogno d'avere un nuovo amore,
o forse la paura di tradirmi ancora.
Vedo lui andar via come un amante
da un segreto tutto tuo che mi lascia affranto...
e una volta eri mia, ed è successo
che il vento caldo d'estate
ha cambiato per sempre la nostra vera poesia.

Andrea Iaia

mercoledì 20 marzo 2019

Bella straniera


Bella e romantica con la luna nel volto,
triste e in partenza al binario dodici
di una stazione del sud...
aveva appena pianto e nascondeva
nel soprabito corto
indossando un taillur che sapeva di rosa
i suoi capelli raccolti.
Dietro di lei un facchino a portar le sue valige,
ne ammirava lo stile
e l’andatura di una donna di classe
era bella, ma non si era accorto
che sotto il cappello grazioso
sfoggiava un viso vezzoso
che cercava gli sguardi degli altri
per dominarli nella coscienza.
Una sorta di dèmone nelle vesti di un fiore
che costeggia le traverse e le pietre
dei lunghi binari,
misteriosa ma da averla per sempre
per farla rinascere farfalla
racchiusa nel bozzolo..
era in cerca di casa,
ma la mia, aveva un'altra vita.
Tra i sospiri tirati,
l'ho vista fermarsi e tirarsi una calza,
ripassarsi le labbra con il rossetto...
era proprio bella e piena di charme,
di mascara e colpi di cipria, in un fascino sobrio
che come un bicchiere di vino, la mente t'inebria.

Ogni tanto guardava l'orario di partenza
e controllava il suo di orologio con estrema impazienza...
al facchino, un velo di rimpianto
sfoggiò sul suo viso,
perché capiva che non era la donna per lui.
Chissà, se nella sua mente
non sognava una cena a lume di candela
con lei di fronte e aromi piccanti
in fantasie galoppanti,
o come magari in una giornata di pioggia,
accompagnarla con il suo ombrello al viatico di casa
e assaggiar la sua bocca dal sapor di ciliegio.
Si domandava: da quale amore partiva delusa,
e come un film dal sonoro muto,
con la scusa di guardarle le gambe,
si chiedeva, se davvero ne valeva
la pena provarci.

Poi, mentre saliva sul gradino del treno
ha perso una scarpa
e l'ha aiutata a rimetterla a posto,
"Merci", ha risposto in francese,
in quel profumo di bocca
che adornava l'aria di zenzero e limone,
e in quella scena incompresa
ha capito che nel divario tra loro c’era proprio un abisso.
L'ho vista sparire nella nuvola di fumo e vapore,
al fischio di un capo stazione che aveva premura,
e contenendo il mio ardore
ho contemplato le sue sovra cosce
oltre le calze di seta,
in quello spazio di nudo che lambisce la carne e l'intimo
mentre saliva desiderosa di mettere fine alla storia e partire.
Ha cercato invano il mio sguardo dal finestrino,
un occasione per rimanere,
ma notando l’assenza, ha scrollato le spalle
e si è fatta spazio tra viaggiatori nel corridoio
che l'ammiravano stupiti e confusi
inoltrarsi e scomparire.
Non avrà mai un nome la bella straniera
ma il suo odore di femmina farà sempre parte
di un segreto nascosto nel profondo dell'intimo
d'averla avuta nel letto, una notte soltanto...
e mentre osservavo il treno partire
tirai dalla tasca la sua giarrettiera smarrita
per annusare ancora il suo odore felino.

Andrea Iaia

domenica 17 marzo 2019

Specchio delle mie brame


"Specchio delle mie brame
chi è la più bella del reame?".
Di certo, lo specchio riflette se stessi
e sai bene di giocare
chiedendo il suo permesso
di entrare nei desideri
di qualcuno che guarda.
Il trucco nasconde imperfezioni,
e sai benissimo di essere un bel boccone
per chi smania di avere le labbra sulle tue...
vivi dentro un embrione
in cui sai di uscire 
e raccogliere adorazioni,
per questo, interroghi lo specchio,
per avere la certezza
di fare colpo sul maschio.

Andrea Iaia

sabato 16 marzo 2019

L'anima


C'è un luogo dentro di te
che si chiama anima...
lì, puoi trovare sensi di colpa,
sorrisi e principii
di ciò che è udibile,
tutto ciò che in te è libera scelta.
Non cercare risposte,
l'anima è come un fiume che scorre
negli irti pendii
di ciò che non è capibile...
ma ti fa attendere
che qualcosa cambi,
e dipende da te, 
se starne dentro o fuori.
L'anima accarezza il volto
e lo rende più umano, 
asciuga le lacrime
e ti fa capire
che nulla è impossibile.

Andrea Iaia

Capriccio


venerdì 15 marzo 2019

Afferrerò parole...


Sentimi vicino


Splendeva sul dito
della tua mano
una farfalla che svolazzava
leggiadra sul tuo destino...
sentivi la pelle tremare
e il cuore battere forte,
affinché i tuoi occhi
meravigliati sorridessero
al battito d'ali.
Era un angelo!
Un piccolo angelo trasparente
in veste di insetto...
gli angeli sanno travestirsi
in ciò che non t'aspetti.
Ma prima,
un cielo di stelle infrangeva il buio
per non farti avere paura...
seppur mi chiamavi nel sonno,
tormentata di spazi insicuri,
e ti stringevo forte
per farti guardare le stelle
e dirti: non sei sola,
hai un cielo brillante
che sorveglia il tuo cuore...
dormi serena,
e ascolta l'acqua
di un immaginario ruscello
il cielo non può farti regalo più bello.
Splendeva sul dito
della tua mano
una farfalla che svolazzava
leggiadra sul tuo destino...
sentimi dentro, adesso che sei da me sei lontana,
sentimi vicino, col battito d'ali,
che la misericordia di Dio non si consuma.

Andrea Iaia

giovedì 14 marzo 2019

Cosa vuoi da me?


Tu cosa vedi?

Vedo gente che si muove
e si danna alla ricerca della felicità,
mentre io ho te
e tutto quello che mi serve.

E sei felice?

Se i tuoi occhi accendono i miei
e si stupiscono ogni volta,
facendomi sussultare il cuore, si.

E allora cosa provi?

Mi perdo ogni volta che mi abbracci.
Sono in posto in cui ho desiderato esserci,
provo l'alba che mi si apre davanti
e l'orgoglio del sole
dentro i miei occhi.

Cosa vuoi allora da me?

Che mi stringi forte e di spalle,
che mi fai sentire il possesso di uomo
sulla sua donna,
e che non mi lasci mai andare.

Andrea Iaia