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giovedì 25 gennaio 2018

Ad occhi chiusi...


Ad occhi chiusi
penso che il tuo odore
mi sconvolge la mente.
Come una trottola, 
ci sei solo tu che giri nella mia testa,
ed è umana follia, non sentire il bisogno di te.
Ogni gemito soffocato
è di una donna perdutamente
innamorata...
sono bambina nell'anima
ma donna e femmina nel corpo,
perciò, sento il bisogno di avere l'attimo rubato,
quel sogno che si perde in un fiato
dentro ad un letto.
Ad occhi chiusi
ti immagino come vorrei
che finisse questa serata.
Sono pur sempre innamorata 
da lasciarti il cuore
per farne quello che vuoi
se mi porti con te.

Andrea Iaia

Ti rendi conto...


Ti rendi conto
di come le persone sono fatte...
quando ti scivolano addosso
perché vogliono qualcosa...
ti rendi conto
se ti adulano per il piacere di stare con te
o solo per sesso.
E' allora che sei imbattibile
e conduci un certo tipo di gioco.
La rabbia e la voglia si mescolano
per portarti lontano,
la, dove in ogni respiro
ci dovrebbe essere un bacio,
ma non te lo dico 
perché è bello parlarsi con il corpo
ed è meglio tacere per fartelo scoprire.
Non c'è luogo in cui non vivi
e passione in cui non ti ritrovi…
ma ti rendi conto se è solo unica per te
o un gioco in cui se un angelo sogna,
un demone agisce.

Andrea Iaia

mercoledì 10 gennaio 2018

Piove!


Piove...
e se ne va un pezzo di vita
nel dolciastro della sera
come amaro nel bicchiere
di chi vuol per un attimo sentirsi forte.
La tristezza colma i vuoti
e l'acqua che dipinge pozzanghere e solitudini
percuote l'animo ed accende argini
alle prospettive che deve ormai cambiare
perché il tempo, chiunque sia dentro,
non può gestirlo.
E chi è sotto,
deve cancellare ciò che ha scritto
dentro il suo diario.
Ma piove...
e un ombrello non basta per riparare l'anima.
si deve comunque decidere se ricevere
quel freddo contatto di cielo e terra,
mito primitivo che si rinnova
e darà al suo tempo il suo frutto.
Perché la pioggia conserva un segreto,
quello di amanti che si svegliano nel grigio di un giorno
con la nostalgia di una vita perduta
e decidono di spolverare se stessi
in attesa della quiete.
Piove...
e gli occhi dell'infinito piangono lacrime
e lasciano lunghe ferite a chi ignora il sogno perduto,
ma è un canto divino che tramuta tristezza 
in storia da raccontare, per chi ne fa dolore 
e voglia di un dramma senza chiave per realizzare.
La pioggia è come un amore silenzioso
che scivola quando meno te lo aspetti
e ti bagna, come si lasciano bagnare alberi e foglie
aspettando la nuova stagione
per far smussare melanconiche ciglia.

Andrea Iaia

Perfetta!


Perfetta!
Con la sensualità che non si discute
sai far resuscitare anche un morto.
Perfetta nello spogliarti,
come perfetta nel mandare giù l'attesa
di avere un corpo sopra la tua pelle...
e immagino già cosa sia quel brivido che mi scuote
mentre abbassi l'intimo e ti siedi su me stesso,
io che muoio dalla voglia di quell'averti adesso.
Sei perfetta e lasciamelo dire,
che nessuna donna sa come far impazzire
un uomo che non s'aspetta quella trama corta
di un istante, in cui lei seduce
la sua voglia fuori dalla sua porta
in un uomo che sa come portarla al letto,
nel confine del piacere
dove stiamo bene, così perfetta come sei.

Andrea Iaia

giovedì 28 dicembre 2017

Luna, che racconti...


 Luna che racconti notti di viandanti, 
pastori e pescatori, e muta te ne stai ad ogni loro storia
quasi per rispetto di non ferire alcuno.
C'è una donna sopra un asinello
ed un uomo col bastone, che l'accompagna,
e chi si offende perché la vita viene in una mangiatoia
e non in una culla, e vorrebbe reciderla come un fiore
perché non è figlio di quell'uomo. 
E chi rinnega la sua storia,
e si fa il segno della croce di nascosto
per paura di un immigrato che non crede
che in quel bambino c'è l'immagine e somiglianza della gloria.
Ma la vedi l'allegria di chi in solitario in una via
tira calci ad un barattolo e brilla più di una stella?
Sarà quel che dici, un beone, ad affogare la delusione
sul vecchio ponte, dove c'è composizione
di un fiume sotto, che quasi gli regala
frammenti dei ricordi... ed è così buffo,
da non sentirsi afflitto.
Luna, basta un attimo a cadere in un inganno!
Una donna ad esempio, che si tuffa in un batuffolo di cipria
per un capitolo precario di una serata scintillante,
e condita di profumi e strane essenze, da sola non è mai, 
ma in compagnia di chi la vede luminosa e luccicante...
quasi perforante ad ogni sogno...
dici che può cadere in quel tranello
in cui adulata, può essere penetrata
da sguardi e occhiate ammiccanti...
dove tu, mi racconti,
che oltre il velo, ci può essere chi la seduce
e la porta a giacere dentro un letto.
Io invece, sono ingenuo e ancor credo nell'innocenza,
e dico che entrambi hanno un sogno nel cassetto,
se la complicità fa parte di una circostanza
in cui sbagliare è come salire e ricominciare.
E qualche volta ti ho puntato il dito,
quasi come per affondarlo dentro la tua forma,
per sciogliere la magia dentro lo stesso fiume
e cambiare un poco i falsi, abituati a recitare.
Le tue maree non mi hanno mai convinto
anche quando astrologi e cartomanti
segnavano l'influenza di certi appunti,
e questa notte è un po' magica, lo sento,
che davvero accade qualcosa di speciale.
Se c'è schiarita in un cielo quasi di zucchero,
saranno le stesse stelle a illuminarsi 
e sembrerà che chi non c'è più a questo mondo, 
ritorni a casa per un attimo a salutare...
luna, che dall'alto osservi le lacrime sciogliersi dentro il sale,
guarda almeno se i nostri occhi sono capaci di vedere 
in quel bambino appena nato la meraviglia del creato.
E cancella la soave malinconia, 
perché se anche un figlio o qualcuno si è lasciato andare via,
questa notte, davvero torna a casa in quella poesia
in cui solo chi apre il cuore è capace di vederlo e sentirlo.
Sorella ti ha chiamato un grande Santo e dall'alto di un dipinto
strizzi l'occhio a chi di buona volontà si pente...
luna, raccontami quel che vedi mentre mi addormento...
che sotto il manto delizioso
si sussurrano parole dolci degli sposi,
o unguenti per i rantoli di storie dolorose
e l'incanto dei bambini che si addormentano beati.
Fendi con la tua fioca luce
quel palpito di emozioni che alla vita ci conduce
e avrai guadagnato sguardi ancor morbosi
al tuo fascino distinto, anche se dentro ad un bicchiere 
si scioglie una pastiglia,
e quel beone cerca appigli per non cadere a terra.
Luna, c'è una donna che allatta il suo bambino al seno
ed ha bevuto anche lei del veleno
e giace sotto una coperta in un giaciglio di cartone
perché il suo uomo non vuole compromessi 
ad una relazione per un solo incontro
e la sua famiglia l'ha rinnegata e si crede persa
dentro la sua coscienza.
Qui, non c'è culla e nemmeno mangiatoia,
non c'è una cometa o una stella più brillante,
l'uomo col suo bastone è scappato in groppa all'asinello,
e cristiana o musulmana, al beone non importa,
si siede a lei vicino e la copre con la sua giacca.
Non ha vergogna in questo breve sogno,
come nemmeno sdegno per chi è diverso 
e quasi resta in gioco allo sguardo più maligno...
luna, raccontalo a chi abbassa la sua testa
che la vita, ovunque nasce è sempre segno di una festa
e che è immorale rinnegarla proprio la notte di Natale
in cui tutto il mondo si ferma per guardar passare il carro
nell'emisfero ancestrale.
Fai suonare le campane, ma quelle dentro l'anima
a suscitare i cuori e avvicinare chi è diverso di colore
e dirgli... che siamo uguali e camminiamo insieme nella storia,
invece d'influire su tendenze e magnifiche credenze.
Alza il livello della tua marea dentro le coscienze
per chi resta, davanti ad un neonato
così affascinato ed ammirato.

Andrea Iaia